Bitcoin Cash Mining: Come minare BCH

Bitcoin Cash Mining

Il Bitcoin continua ad attirare l’attenzione di un grande numero di osservatori, più o meno interessati a tutto quello che avviene nell’universo della moneta digitale attribuita a Satoshi Nakamoto.
Se però BTC continua ad essere la più famosa delle criptovalute, occorre anche ricordare come ormai ne siano noti i limiti di carattere tecnico, in particolare quelli relativi alla velocità delle transazioni che lo vedono interessato.

Proprio per cercare di bypassare queste difficoltà, sono stati messi in campo una serie di progetti alternativi, tra i quali un posto di rilievo spetta sicuramente a Bitcoin Cash.

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VEDI ANCHE: Bitcoin Cash Quotazione

Cos’è Bitcoin Cash

Lanciato nel 2017 e subito salutato da grandi aspettative, Bitcoin Cash è sicuramente il derivato più noto del BTC. Il gruppo di lavoro che lo ha varato è sorto in seguito all’hard fork che ha interessato proprio la community di miners originariamente raggruppati intorno al Bitcoin.

A consigliare questo processo di separazione sono stati proprio i limiti in fatto di velocità messi in mostra dalla regina delle monete virtuali, un problema esploso in particolare nel maggio del 2017, quando i ritardi nell’approvazione delle transazioni superarono i quattro giorni.

Un evento che portò praticamente al massimo di evidenza quanto già si sapeva sulla insufficiente grandezza dei blocchi delle transazioni, limitato ad appena un MB. Sino a quando i processi online erano pochi, il problema era rimasto sullo sfondo, ma proprio la crescente popolarità di BTC ebbe come risultato il suo ritorno sul proscenio.

La risposta data da una parte della comunità si concretizzò proprio nell’hard fork da cui nacque Bitcoin Cash, i cui blocchi raggiungono gli 8 MB.

Cosa sono i miners

In questa narrazione, come si può facilmente comprendere, un posto di assoluto rilievo è quella spettante ai miners. Con tale denominazione, traducibile nella nostra lingue con il termine minatori, si indicano coloro che si dedicano alla risoluzione di complessi calcoli matematici a seguito della quale vengono approvate le transazioni e messi in circolazione i nuovi token, almeno sino al raggiungimento della soglia prevista.

In cambio dell’attività svolta, essi ricevono, nel caso di Bitcoin Cash, 12,5 token per ogni blocco chiuso, oltre alle spese di transazione collegate.

Si può guadagnare con il mining di Bitcoin Cash?

Occorre a questo punto spiegare come una attività di questo genere comporti l’utilizzo di computer molto potenti, quindi fortemente energivori. In particolare, la quantità di corrente che si rende necessaria per l’attività di estrazione dei blocchi può alla fine rendere poco o nulla conveniente la stessa.

Prima di intraprendere il mining, quindi, sarebbe il caso di capire l’effettivo ritorno economico. Lo si può fare in particolare andando a determinare il proprio hash rate, ovvero la velocità con cui il proprio computer o quello che si intende acquistare all’uopo può chiudere un blocco.

Maggiore risulterà questo dato e più alte saranno le probabilità di chiudere un blocco e passare all’incasso.

Come abbiamo ricordato, il blocco di Bitcoin Cash arriva a 8 MB, contro l’uno soltanto di BTC. Da questo dato deriva la necessità di una maggiore potenza del dispositivo utilizzato, ovvero un investimento iniziale maggiore di quello necessario per il mining di Bitcoin.

Considerato come il miners riceva in entrambi i casi 12,5 token per blocco chiuso, si può facilmente comprendere come convenga maggiormente impiegarsi come miners di BTC, considerata la notevole differenza di quotazione tra la regina delle divise digitali e la sua più famosa derivazione.

Come iniziare a minare Bitcoin Cash

Come si può fare per iniziare il mining di Bitcoin Cash una volta che si sia deciso in tal senso e proceduto all’acquisto dei dispositivi necessari?

Il punto di partenza non può che essere un wallet compatibile con la moneta virtuale ed un hardware apposito per minare. Con tale termine si intende in pratica il portafoglio virtuale destinato a conservare i token acquistati o ricevuti in cambio della propria attività di estrazione dei blocchi. Occorre anche ricordare come sia assolutamente consigliabile dare vita ad una copia di salvataggio del wallet stesso, onde prevenire il suo smarrimento, guasti del computer o addirittura il suo furto.

Meglio minare da soli o entrare in un pool?

Una volta che sia stato acquistato il necessario e il wallet, occorre procedere ad una valutazione molto importante: meglio minare da soli e ricevere in tal modo i 12,5 token previsti, oppure entrare a far parte di un pool, un consorzio di miners che si mettono insieme con il preciso fine di aumentare in maniera esponenziale la potenza di calcolo disponibile?

Nel secondo caso si deve dividere la ricompensa prevista in parti eguali tra tutti i partecipanti al pool, ma aumentano anche le possibilità di chiudere il blocco. La seconda ipotesi è sicuramente da preferire nel caso in cui non si disponga di una potenza di calcolo tale da far sperare nella chiusura autonoma dell’operazione.

Ove si decida di adeguarsi all’ipotesi di far parte di un consorzio, non resta che aprire il proprio account sul portale online corrispondente. Operazione fondamentale in questa fase è la definizione del proprio worker ID, la chiave che permette di essere tracciati con precisione all’interno del gruppo.

Sarà poi lo stesso mining pool a fornire al nuovo iscritto il software che dovrà portare avanti il lavoro di estrazione sul proprio personal computer.

Il mining in cloud

Se questi sono i passi fondamentali per poter minare BCH, occorre però fare un passo indietro e andare a riconsiderare la questione dell’hardware necessario per poter rendere effettivamente proficuo il lavoro che si va ad intraprendere.

Attualmente, come affermato dagli specialisti, soltanto un miner ASIC è in grado di conferire convenienza alle operazioni di estrazione dei blocchi. In tal caso l’investimento da affrontare può andare da poche centinaia a qualche migliaio di euro.

Chi intenda eliminare le possibili seccature legate alla gestione delle apparecchiature, l’alternativa può essere rappresentata dal mining in cloud, grazie al quale si può sfruttare la potenza dei centri dati in remoto. In questo caso si dovrà stipulare un contratto con chi offre il servizio, ma si dovrà anche fare attenzione ai rischi connessi alla pratica, considerato come nel passato si siano verificate frodi a danno degli utenti.

Inoltre le commissioni addebitate potrebbero incidere in maniera notevole sui guadagni.

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