Bitcoin Truffa: ecco le principali truffe su BTC

Bitcoin Truffa

Il Bitcoin sta attraversando un momento di notevole difficoltà, ma continua ad attrarre molto chi vuole investire i propri soldi invece di tenerli bloccati su un conto corrente che nell’epoca degli interessi negativi non frutta praticamente nulla.

Il problema è che i malintenzionati hanno capito l’assunto e hanno approntato una serie di truffe e raggiri tesi a sfruttare l’ingenuità di molte persone. Basti ad esempio osservare le comunicazioni che arrivano periodicamente sulla nostra casella di posta elettronica, in cui si decanta la sicurezza di guadagni astronomici, per capire di cosa effettivamente si tratti.

La sicurezza di guadagnare con asset finanziari, anche con quelli virtuali, non esiste. Anzi, proprio la straordinaria volatilità che fa del Bitcoin uno strumento prettamente speculativo rende impossibile garantire un guadagno dall’eventuale investimento sulla divisa digitale attribuita a Satoshi Nakamoto. Andiamo quindi a vedere quali sono nel caso del Bitcoin le truffe più ricorrenti.

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I Cryptoasset sono prodotti di investimento non regolamentati altamente volatili. Nessuna protezione degli investitori dell’UE.

Lo schema Ponzi

Il Bitcoin è una truffa? Non sono pochi i rappresentanti del mondo finanziario tradizionale a sostenerlo. Magari, però, come il CEO di JP Morgan Chase, Jamie Dimon, lo acquistano procurandosi una accusa neanche tanto velata di manipolazione dei mercati.

Se BTC non è una truffa, ma semplicemente una moneta virtuale che fa da base a transazioni online, su di esso vengono però impostati veri e propri raggiri, a partire dagli ormai famigerati schemi Ponzi.

In questo caso chi architetta la truffa, solitamente sotto forma di catena di Satn’Antonio, offre interessi molto alti per favorire la formazione di uno schema piramidale.

Gli interessi alti sono destinati ad ingolosire gli ingenui, soprattutto in un periodo in cui le banche non remunerano affatto i clienti che le incaricano di custodire i loro soldi e in cui non esiste praticamente più una alternativa come i BOT di una volta. Occorre assolutamente stare lontani da queste catene, che molto spesso sono reclamizzate mediante comunicazioni di posta elettronica.

Bitcoin Code

Bitcoin Code è una truffa? Basta digitare questa frase sulla casella di ricerca di Google per vedersi aprire centinaia di pagine pronte a mettere in guardia gli utenti dal buttare i propri soldi su quello che è stato presentato come un modo certo per diventare ricchi senza fare praticamente nulla.

Anche in questo caso a pubblicizzare il metodo che aprirebbe la strada ad una vita da sogno è una email che dovrebbe spingere la persona intelligente a porsi una domanda: se il guadagno è così sicuro, e così ingente, perché chi lo accumula dovrebbe offrirlo ad altri e per pochi euro?

In pratica Bitcoin Code sarebbe un robot automatico, ovvero un software varato al fine di cogliere le occasioni offerte dalle variazioni di prezzo della criptovaluta.

Anche se portato avanti onestamente, è stato praticamente dimostrato che l’impiego di questi programmi nel trading online non solo non garantisce guadagni, ma addirittura apre le porte a perdite catastrofiche, in quanto una volta impostati operano secondo le direttive impartite senza un minimo di elasticità e non riescono a stare dietro alla mutevolezza dei trend.

Il fatto è che tutti coloro che hanno aperto un account su Bitcoin Code non sono mai riusciti a riavere indietro i propri soldi, prescindendo da un guadagno di cui nessuno è mai riuscito a dimostrare l’effettiva esistenza.

Attenzione agli exchange

Altra possibile truffa imbastita sulla febbre da Bitcoin che ha colpito molte persone è poi quella dei finti exchange.

In pratica si tratta di siti che differiscono per una sola lettera da quelli che operano regolarmente da cambiavalute sulla rete. In tal modo riescono ad attrarre investitori ingenui o distratti, i quali aprono il loro conto su quello che ritengono un vero exchange, finendo regolarmente per vedersi sottrarre i soldi.

Peraltro bisogna riservare particolare attenzione anche agli exchange ufficiali. Più di uno nel passato anche recente è fallito, motivando la necessità della chiusura con attacchi informatici che ne avrebbero in pratica prosciugato i conti.

Non sono pochi coloro che sostengono si sia trattato di vere e proprie truffe messe in atto a danno della clientela. Una tesi accolta ad esempio dal governo cinese, che ha più di una volta colpito drasticamente gli exchange operanti sul suo territorio, arrivando a decretarne l’immediata chiusura.

Il mining in cloud

Come è noto, il Bitcoin viene prodotto attraverso un processo detto mining, ovvero mediante una serie di complicati calcoli tramite il quale alla catena viene aggiunto un blocco. Per poter dare luogo a questi calcoli, però, occorre sempre più potenza computazionale, al fine di precedere la concorrenza e poter riscuotere il premio spettante sotto forma di token.

I normali computer non bastano più e la corrente necessaria rende non più remunerativo il processo di creazione dei blocchi. Una delle risposte a questo problema è stato il mining in cloud: di cosa si tratta?

In pratica esistono delle società che offrono il noleggio delle proprie macchine per minare Bitcoin. Alcune lo fanno in maniera onesta, in una ottica di condivisione del rischio: decidono di guadagnare meno, condividendo il premio, ma intanto guadagnando dall’affitto dei computer.

Altri, però, mettono in essere comportamenti opachi, se non apertamente truffaldini. In particolare, gestiscono il server a loro piacimento, magari affermando di essere regolarmente anticipati nella risoluzione del blocco e tenendosi quindi la parte spettante all’utente che ha versato i soldi per il noleggio.

O, addirittura, utilizzano i fondi messi sul conto dalla clientela per ben altra attività. Quindi, chi decide di minare ricorrendo al cloud, dovrebbe quanto meno informarsi attentamente sulle società che lo offrono, in modo da stare alla larga dai guai.

Attenzione al malware

Infine, tra le tante truffe collegate al Bitcoin, occorre segnalare quella più tradizionale, ovvero legata all’invio di malware mediante comunicazioni di posta elettronica.

In pratica i malintenzionati inviano una email in cui pubblicizzano un nuovo modo di guadagnare con la divisa virtuale oppure millantando transazioni da parte di una persona che ha effettivamente investito i propri capitali nel trading online.

All’interno della comunicazione ci può essere del malware, ovvero un programma creato proprio allo scopo di rubare dati sensibili o, addirittura, sottrarre i token custoditi nel wallet.

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