Come Minare Bitcoin: Conviene ancora ?!

Come Minare Bitcoin

Sembrano lontani i tempi d’oro del Bitcoin, soprattutto alla luce dei continui crolli della sua quotazione che hanno caratterizzato la seconda parte dell’anno. Secondo Mike McGlone, analista di Bloomberg Intelligence, la criptovaluta attribuita a Satoshi Nakamoto è destinata a veder flettere la sua quotazione a 1500 euro nel prossimo futuro.

In pratica gli stessi livelli su cui era attestata a metà del 2017, prima di iniziare un entusiasmante rally che aveva fatto parlare gli organi di stampa di vera e propria febbre del Bitcoin.

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Naturalmente le previsioni sono attendibili sino ad un certo punto, e ce ne sono altre che invece preconizzano un futuro tutto d’oro per la regina delle divise digitali. Occorre però sottolineare come il Bitcoin, almeno da un punto di vista tecnico, sia gravato da alcuni problemi di non poco conto che pongono una seria ipoteca su una sua effettiva risalita. A partire dal mining.

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Cos’è il mining?

Per mining di criptovalute si intende l’attività di calcolo portata avanti al fine di aggiungere in corrispondenza di ogni determinato arco temporale un nuovo blocco alla catena cui si fa riferimento.

L’aggancio del blocco creato viene aggiunto per effetto del lavoro computazionale il quale viene portato a compimento dai terminali dei miners. I minatori vengono a loro volta compensati per il lavoro svolto tramite una determinata quantità di token, la quale verrà a sua volta suddivisa tra tutti coloro che hanno partecipato al processo di creazione.

Conviene fare mining?

Il problema del mining è che in pratica con il passare del tempo diventa un processo sempre più complesso e meno conveniente. Se in origine la quantità di Bitcoin rilasciati per ogni blocco aggiunto era di 50, dal mese di novembre del 2012 questa quantità si è dimezzata.

Il motivo è dovuto al fatto che essa è stata programmata con il preciso scopo di dare vita ad una progressione geometrica tale da comportare una diminuzione della ricompensa spettante ai miners di quadriennio in quadriennio.

Questa progressiva diminuzione della ricompensa dovrebbe essere compensata con le commissioni legate ad ogni transazione, le quali ad un certo punto diventeranno l’unico premio legato al mining di Bitcoin.

Occorre poi ricordare che proprio la sempre maggiore complessità dei calcoli comporta che con il trascorrere del tempo non bastano più i personal computer usati per le attività informatiche normali, i quali peraltro andrebbero presto fuori uso per il logorio, ma dispositivi molto più complessi. Con un normale personal computer è stato calcolato come il guadagno annuale per l’attività di estrazione dei blocchi si limiterebbe ad un paio di euro all’anno.

La risposta alle problematiche emerse è stata individuata in macchine molto più potenti e meno energivore, i cosiddetti ASIC (Application-Specific Integrated Circuit) Bitcoin, che però costano notevolmente di più. A questa spesa occorre poi aggiungere quella relativa alla corrente che si consuma per poter portare avanti l’attività.

Alla luce di quanto detto, sono in molti a concludere che il mining di Bitcoin non è allo stato delle cose una attività conveniente. A meno di non far parte di un mining pool.

Cos’è il mining pool e quali problemi comporta

Per mining pool si intende un vero e proprio consorzio, in cui vanno a confluire i minatori magari dislocati in varie parti del globo, apportando ad esso la potenza di calcolo dei rispettivi terminali. In cambio ognuno dei partecipanti sarà compensato con una percentuale del token ricavato, basato sulla potenza di calcolo apportato.

La formazione di questi mining pool è però malvista dalle varie comunità che si raggruppano intorno ad un determinato progetto. In particolare proprio la formazione di questi consorzi è stata indicata come una delle cause dell’hard fork a seguito del quale è stato creato il Bitcoin Cash.

Una parte dei miners di Bitcoin, infatti, ha interpretato i mining pool alla stregua di un vero e proprio tradimento dell’idea iniziale su cui era nata la divisa digitale più famosa, ovvero la democratizzazione del sistema finanziario. Va in effetti sottolineato come questi gruppi di minatori diano vita a veri e propri monopoli che consentono loro di avere più voce in capitolo nelle varie decisioni prese dalla comunità.

Poiché ogni Bitcoin equivale ad un voto e i mining pool riescono a produrre sino al 20% del token emesso, essi hanno in mano una potenza decisionale che infrange il proposito di democrazia diffusa.

Il cloud mining

Come minare Bitcoin guadagnando? Il quesito può essere affrontato anche con un altro metodo, ovvero il cloud mining. In pratica si tratta di noleggiare a pagamento i computer che dispongano della necessaria potenza per poter chiudere i blocchi prima che lo facciano altri.

Chi intenda ricorrere a questa opzione, dovrebbe però fare molta attenzione, in quanto molto spesso si tratta di puri e semplici raggiri. E’ la stessa logica a suggerire come in effetti qualcosa non funzioni: perché una società dovrebbe affittare ad altri i macchinari per svolgere una attività profittevole?

Le possibili risposte sono due: da un lato l’intenzione della società rientra nella logica della condivisione del rischio, nel secondo caso l’intento è proprio quello di truffare l’incauto cliente.

Per quanto concerne la prima ipotesi, il rischio da condividere è quello relativo al fatto che altre società o pool dotati di maggiore potenza di calcolo riescano a precedere quella che mette a disposizione i suoi computer. Magari la società in questione può adottare una tattica ispirata alla prudenza e decidere di guadagnare meno, ma comunque riscuotere introiti da coloro che noleggeranno le macchine.

Nel secondo caso, invece, la società in questione ha tutta la possibilità di mettere in atto comportamenti opachi o chiaramente truffaldini, ad esempio facendo leva sulla gestione del server per nascondere quello che realmente avviene.

Può infatti succedere che i suoi tecnici riescano a minare Bitcoin senza poi corrispondere il dovuto, affermando di essere stati preceduti nella chiusura del blocco, oppure che i soldi ad esse affidati vengano investiti in ben altra attività. Schemi che ricordano molto da vicino quelli che hanno funestato ripetutamente il settore del trading online e che perciò dovrebbero essere attentamente esaminati prima di affidare i propri soldi a queste realtà.

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