Mappa negozi Bitcoin in Italia

Mappa negozi Bitcoin in Italia

Come è ormai noto, il Bitcoin rappresenta la criptovaluta più nota in assoluto. Una celebrità dovuta anche al fatto che la sua incredibile avanzata sui mercati e la volatilità della sua quotazione è stata costellata da una discussione dalle tinte spesso accese.

Se alcuni settori della finanza tradizionale hanno avversato le divise virtuali sin dal primo momento, altri esponenti dell’economia reale hanno invece provato a guardare il bicchiere mezzo pieno, rappresentato dalla evidente utilità che Bitcoin e Altcoin sono in grado di esibire soprattutto nel settore dei pagamenti online.

Se ad esempio Davide Serra, finanziere noto per aver fondato Algebris, non ha avuto eccessive remore nell’accusare BTC di rappresentare con tutta evidenza un sistema teso a ripulire capitali di dubbia provenienza, sull’altro lato della barricata si sono poste istituzioni bancarie di primo livello e aziende da sempre aperte all’innovazione tecnologica, che hanno intravisto nelle valute crittografate potenzialità tali da poter costituire il carburante per le tante transazioni che ogni giorno avvengono sulla rete.

Anche se con il passare del tempo è apparso con sempre maggiore chiarezza come il Bitcoin non rappresenti il mezzo migliore in tal senso.

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La crisi del 2017

Il Bitcoin è la divisa virtuale più famosa, ma non certo la più efficiente da un punto di vista puramente tecnico. A limitarlo gravemente è in particolare il fatto che l’ampiezza del blocco che compone la catena si limita a 8 MB.

La conseguenza di questa limitazione si traduce in una eccessiva lentezza delle operazioni di convalida di una singola transazione e nel costo eccessivo della stessa, sotto forma di commissioni.

Il problema è esploso a metà del 2017, quando per convalidare una singola operazione sono stati necessari sino a quattro giorni, con la vera e propria esplosione dei costi di commissione, tali da rendere improponibile l’operazione per le microtransazioni.

Proprio in risposta alla situazione una parte della community radunata intorno a BTC decise allora di dare vita all’hard fork da cui ebbe origine il Bitcoin Cash. La nuova cryptocurrency, infatti, andava in pratica a risolvere il problema della lentezza nella convalida delle operazioni portando la grandezza del blocco a 32 MB.

In tal modo non solo fu notevolmente implementata la velocità delle transazioni, ma fu anche risolto il problema legato al costo delle commissioni. Una ricerca fatta nei mesi successivi ha infatti dimostrato come l’utilizzo di Bitcoin Cash comporti una riduzione media del 97% dei costi di ogni operazione rispetto a quelle in cui sia impiegato BTC.

Se Bitcoin Cash è stato varato proprio per effetto di una separazione nella chain della moneta principale, va però sottolineato come nel frattempo siano sorte altre divise digitali che si propongono alla stregua di una risposta ai problemi tecnici palesati dal Bitcoin.

In particolare alcune di loro, ad esempio Ethereum, Litecoin, Ripple o IOTA, sono state espressamente create per fungere da carburante per le contrattazioni online e dare risposte puntuali ai problemi dell’economia digitale. Tanto che molte istituzioni bancarie hanno iniziato a guardare con sempre maggiore interesse alla crittografia in vista della possibile sostituzione di SWIFT, il sistema su cui poggia il mondo finanziario per scambiare denaro ormai dal 1973.

Proprio le criptovalute potrebbero essere individuate nel futuro come la possibile soluzione per i problemi legati ad una tecnologia che secondo alcuni inizierebbe a mostrare i suoi limiti.

Sono sempre più le aziende che accettano BTC come pagamento

Mentre il mondo della finanza e le grandi aziende che operano anche sul web si interrogano sulla effettiva validità delle monete virtuali, va comunque registrato come siano sempre di più le imprese che si decidono ad accettare il Bitcoin alla stregua di un metodo assolutamente legale di pagamento.

Una decisione abbastanza sorprendente alla luce delle notevoli fluttuazioni che ne caratterizzano la quotazione, tanto che alcuni analisti non hanno esitato a mettere sotto osservazione il fenomeno. In effetti accettare pagamenti in una divisa virtuale espone chi lo fa a notevoli rischi di svalutazione, oltre a rendere necessarie alcune operazioni di carattere tecnico (ad esempio l’apertura di un account presso un exchange e il dotarsi di un wallet in cui contenere i token usati per i pagamenti) che non sono semplicissime.

Eppure il numero di aziende che accettano lo scambio di Bitcoin all’interno della transazioni è in continuo aumento, segno evidente che il mondo economico è disposto anche a correre qualche rischio supplementare pur di non perdere un treno reputato molto importante per gli sviluppi futuri.

Come è possibile conoscere i negozi che accettano Bitcoin?

Come abbiamo visto, quindi, sono sempre di più i negozi che accettano Bitcoin come pagamento. A questo punto la domanda che si può porre è la seguente: come fare per avere una mappa dei negozi in cui le transazioni prevedono l’impiego di Bitcoin, in Italia?

La risposta a questa domanda è molto precisa: Coinmap. Si tratta di un sito gestito e ideato da Satoshi Labs, una azienda che opera dalla Repubblica Ceca e già nota agli addetti ai lavori per il varo di Trezor, un portafogli digitale che ha avuto notevole successo.

Il sito serve in particolare a fornire una mappa costantemente aggiornata di tutti i negozi dislocati lungo il territorio peninsulare e che non hanno problemi ad accettare BTC sotto forma di pagamento per le transazioni. Coinmap consente a chi ne necessiti di reperire non solo i bancomat per il BTC, ma anche i ristoranti, gli esercizi commerciali, gli alberghi e addirittura i bed & breakfast che accettano la divisa digitale come forma di pagamento.

Anche se la mappa viene costantemente aggiornata, chi ha già utilizzato il servizio consiglia comunque di non dare nulla per scontato e di fare magari una telefonata al punto individuato per verificare la reale disponibilità ad accettare Bitcoin.

Proprio il costante aumento di realtà commerciali disposte a supportare lo scambio di divise virtuali è considerato dagli analisti il segno evidente della intrinseca validità delle criptovalute, al di là dei tanti dubbi generati nel corso degli ultimi mesi dai ripetuti crolli che hanno interessato non solo la quotazione del Bitcoin, ma in generale tutto il comparto.

Crolli che però potrebbero rappresentare una semplice crisi di crescita, alla stregua del crollo dei titoli tecnologici all’alba del nuovo millennio, a seguito del quale rimasero sul campo le aziende più forti a scapito di quelle più deboli.

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